Oltre 300 medici risarciti in Corte d’Appello

Risarciti oltre 300 i medici ex specializzandi ammessi alle scuole dal 1992-93 fino al 2005-06, che hanno percepito le borse ma non contributi ed assicurazioni loro spettanti per legge.

La Corte d’Appello di Roma (I° sezione civile, presidente Roberto Reali, relatore Camillo Romandini) ha accolto il ricorso avviato sulla base delle norme comunitarie, e ha condannato lo Stato italiano a riconoscere le retribuzioni non corrisposte, calcolandole in base agli stipendi percepiti dai medici assunti dal Servizio Sanitario Nazionale, sommando gli interessi di legge.

La I° Sezione civile condanna così la Presidenza del Consiglio a pagare una somma “pari alla rideterminazione triennale, …., della borsa di studio di cui al dlgs 257/91 articolo 6 comma 1, secondo il parametro del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dal contratto dei medici dipendenti Ssn, oltre agli interessi legali a decorrere dalla data di notifica dell’atto di citazione in primo grado“.

La decisione favorevole apre ore le porte a ricorsi ulteriori contro lo Stato da parte di ex specializzandi di questa classe d’età, successiva agli ex specializzandi iscritti tra il 1983 e il 1991: questi ultimi non percepirono del tutto la borsa di studio e oggi caratterizzano parte delle cause vinte contro lo Stato.

In realtà, non si tratta della prima volta in cui si riconoscono oltre ai diritti di chi non ebbe la borsa tra 1983 (e prima, molte sentenze favorevoli abbracciano gli immatricolati dal 1978) e 1991, anche quelli di chi si è specializzato successivamente.

Nel 2013 la Sentenza della Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano emessa in data 24 luglio 2013 (n.4832/2013)che accertò il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannò la Presidenza del Consiglio a pagare alcuni specializzandi lombardi 1994-2006, fermati in primo grado dai tribunali di Milano e Pavia.

La sentenza affermò che questi medici avrebbero dovuto ricevere una borsa il cui valore andava ricalcolato ogni 3 anni sul contratto collettivo della dirigenza SSN.

Più di recente le cose non erano andate così bene e, ad esempio, nel 2017 il Tribunale civile di Roma in primo grado a un ricorrente 1993-2006 aveva spiegato che l’Europa non prevede un obbligo dello stato italiano a versare la differenza tra contratto e borsa di studio non corrisposta in quei 14 anni.

In tema di prescrizione, la giurisprudenza continua a sostenere, ulteriormente suffragata dall’autorevole parere del Giudice Cassazionista Prof. Sergio Di Amato, che essa decorrerà nel 2021.