Di Amato: “La situazione di incertezza si è risolta nel 2011 e quindi credo che la prescrizione debba decorrere proprio da quell’anno”

Ci vuole più coraggio da parte dei giudici” per risolvere la questione del termine di prescrizione relativo ai contenzioni avviati dai medici che da ex specializzandi non hanno avuto un adeguato trattamento economico”.

Lo ha detto Sergio Di Amato, già presidente della terza sezione civile della Suprema Corte, intervenendo al Convegno su “Inadempimento degli obblighi comunitari: responsabilità degli Stati membri in ambito sanitario”, che si è tenuto alla Luiss. “La situazione di incertezza si è risolta nel 2011 e quindi credo che la prescrizione debba decorrere proprio da quell’anno”. “Mi auguro quindi che la Cassazione possa tornare sui suoi passi – ha concluso – e in mancanza mi auguro un intervento della Corte europea di giustizia che deve essere sollecitata da un giudice nazionale“.

Nel corso del Convegno, è stata presentata una analisi per quantificare l’esborso annuo da parte dell’Italia nei confronti dell’Ue in termini di sanzioni seguite alle procedure di infrazione. “Solo nel 2018 l’Italia ha sborsato 149 milioni di euro.

Per la vicenda delle acque reflue in 15 anni sono stati pagati 25 milioni.

Sono tutti soldi buttati, nel nostro Paese c’è una situazione incancrenita.

L’Università Luiss intanto ha dato il via al corso di alta formazione della sua School of Law sul tema “Inadempimento di direttive comunitarie e obblighi risarcitori dello Stato nell’ambito sanitario”, focalizzato proprio sullo studio della questione relativa agli ex specializzandi.

Si tratta del primo Master in Italia sulla responsabilità dello Stato per la violazione degli obblighi comunitari.